Cose da Pazzi

Palermo, Verona, Milano. La sindrome di Istanbul è stata ufficialmente contagiata dalla A.S. Roma. Per la terza volta, la squadra di Spalletti riesce a farsi rimontare dopo essere andata in vantaggio di 3 reti fuoricasa. Questa volta in palio c'era la Supercoppa Italiana, trofeo di inizio stagione di scarso prestigio ma comunque di indubbio valore. A contendersi la coppa, dopo le sentenze di Calciopoli si sono ritrovate Inter e Roma, già protagoniste della scorsa finale di Coppa Italia. L'Inter, dopo la sontuosa campagna acquiati estiva scende in campo con una formazione rinnovata e galattica, mentre la Roma conferma la squadra della passata stagione, quella delle 11 vittorie consecutive lasciando in panchina o in tribuna tutti i suoi acquisti. Uno scontro sulla carta improponibile ma che sul campo si rivela assolutamente sorprendente. Dopo 35 minuti infatti la Roma conduce per 3-0, grazie alla rete di Mancini e alla dopppietta di un sontuoso Aquilani. Ad impressionare non è tanto il risultato, ma la prestazione dei giallorossi che con un gioco corale e veloce penetra spesso e volentieri nella metà campo nerazzurra. Con il risultato in tasca, la Roma fa di nuovo Harakiri. A riaprire la gara è Vieira che con un colpo di testa allo scadere della prima frazione gela Doni. La ripresa vede un Inter a caccia dell'impresa, la quale si materializza grazie al gol in girata di Crespo e al facile tap in dell'onnipresente Vieira. Le squadre arrivano ai tempi supplementari, che vengono decisi da una bella punizione di Figo, miglior in campo, che beffa il colpevole Doni sul proprio palo. Per la Roma non c'è più tempo tranne che per vedere Chivu rimediare un cartellino rosso per proteste. La squadra capitolina, per evidenti limiti di organico, non può ancora competere con le milanesi ed il solo innesto di Pizarro, pupillo di Spalletti, non può colmare questo divario. Onore comunque ai giallorossi che per un tempo hanno ridimensionato, prendendoli a pallonnate sul proprio terreno di gioco, i "GALACTICOS" italiani.

Oggi a Buda, domani a Pest

Mai proverbio si è rivelato più veritiero. Nella città delle dicotomie e degli opposti, come in un quadrato semiotico ambulante, feste e lutti si rincorrono spasmodicamente influenzando la vita di residenti e villeggianti. Se rincorri una ciuffa in un prato, puoi essere pinzato e tornare encefalitico (qualcuno sa cos'è?), il padrone della città è uno spirito che fa il pizzo ai negozi assumendo le sembianze di un cane, che il giorno prima si lascia domare e quello dopo ti azzanna (vero Andrea?). Il suo fido scudiero è Marino, catanese di 35 anni e di oltre 100 chili che gestisce gli appartamenti più belli della città e si accaparra le ciuffe migliori. c'è chi per ballare ha rischiato le botte, chi con due case libere ha preferito pascolare da un temporale all'altro, chi è stato tutti i giorni al telefono tranne quello in cui si è ritrovato nel mezzo di una tragedia, chi ha comprato una scatola in legno ed ora gira come un pazzo per le gioiellerie del belpaese. chi voleva entrare alla piscina dell'Isola Margherita e invece non era vero, chi ha dovuto dare un appuntamento sbagliato per poi incontrarsi al posto giusto per poi darsi il giorno dopo un appuntamento giusto e trovarsi per ore al posto sbagliato, chi ha voluto fregare e invece è rimasto fregato, chi voleva pagare e invece è stato rimborsato, chi è stato tenuto in cantina per 7 giorni per essere tirato fuori dal cilindro solo l'ultimo giorno, chi custodiva fogli come reliquie e dopo 10 minuti erano più unti di una foca, chi credeva che case e aerei non esistevano, chi voleva andare al lago e invece è rimasto allagato, chi voleva uscire alle 11.20 e tornare prima delle 3, chi si vantava del posto 18 E, chi credeva di essere rapinato e marciava a passo d'oca, chi voleva un bongio e chi pinzava. E comunque sappiate tutti che Oggi a Buda, domani a Pest.

Ma allora è proprio vero

Venerdì scorso presi la decisione di raggiungere gli amici della mia parrocchia al classico ritiro di fine anno svoltosi quest'anno a Carpignano in provincia di Avellino. Per arrivare in loco dovevo prendere una corriera che da Roma Tiburtina mi avrebbe catapulatato nei pressi del paesino nel giro di tre ore e un quarto. Unico dubbio al telefono mi avevano detto che la corriera partiva alle 7 30 di mattina mentre sul sito Internet venivano indicate le 10 come orario di partenza. Decidendo di affidarmi ai rapporti umani più che alle comunicazioni elettroniche, mi incamminai a prendere il trenino delle 6 30 accettando la beffa di aver rinunciato invano a 3 preziose ore di sonno. La paura divenne terrore quando messo il piede alla stazione di Lido Centro incontrai Daidone. Sì proprio lui, l'uomo che trasferisce un'aura negativa alle peersone che lo circondano. Nel viaggio fino a Piramide, per forza di cose, sono costretto a parlargi della mia meta, ma arrivato al capolinea decido di proseguire fino a Tiburtina, nonostante in cuor mio già sapevo che potevo tranqullamente tornare indietro ad Ostia. Incredibilmente la corriera parte nell'orario riferitomi via cavo. Vuoi vedere che le leggende sul Daidone non sono vere?- mi chiedevo davanti al mio bicchiere di sambuca mattutino. Il dubbio non fa in tempo a palesarsi nella mia mente che all'imbocco della Roma-Napoli, il pullmani si guasta per un surriscaldamento della temperatura dell'acqua e dobbiamo attendere 50 minuti in attesa della vettura di sostituzione. La vicenda non mi colse affatto di sorpresa, e le cose tornarono a prendere il loro naturale verso

Robin Hood


Anno 1973
Durata 83
Origine USA
Colore C
Genere ANIMAZIONE
Specifiche tecniche 35 MM, TECHNICOLOR
Tratto da ISPIRATO AI PERSONAGGI DI KEN ANDERSON
Produzione WALT DISNEY PICTURES
Distribuzione CIC

Regia
Wolfgang Reitherman
Soggetto
Ken Anderson
Larry Clemmons
Sceneggiatura
Frank Thomas
Julius Svendsen
Dave Michemer
Vance Gerry
Eric Cleworthy
Musiche
George Bruns
Floyd Huddleston
Johnny Mercer
Montaggio
Tom Agosta
Jim Melton
Scenografia
Don Griffith
Effetti
Jack Buckley
Dan MacManu

Il capolavoro della Disney in questo cartone-animato è quello di aver inserito, oltre ai personaggi della leggenda di Robin Hood, la voce narrante interpretata dal Cantagallo. Chi non ha mai sognato, girare per la città, schitarrando con la serenità e la fermezza di questo personaggio? E'lui il vero protagonista della storia, che con mirabili canzoni descrive lo svolgimento della storia dall'abbrivio all'epilogo. Ed allora diviene necessario ed indispensabile rendere omaggio a Gianni Marzocchi. A chi?- vi starete chiedendo mentre sorseggiate il vostro Irish Coffee quotidiano. Ebbene sì proprio a lui, a Gianni Marzocchi, doppiatore italiano del nostro Cantagallo (propongo i Cantagalli tra i nomi papabili per il prossimo torneo). Deceduto nel 1988, Gianni Marzocchi ha incantato intere generazioni con lo charme della sua voce.

Personaggio Attore Doppiatore Note
Fra Tac
Manlio De Angelis
Il Gallo
Gianni Marzocchi
Lady Cocca
Lidia Simoneschi
Lady Marian
Micaela Carmosino
Little John
Pino Locchi
narratore
Giorgio Piazza
principe Giovanni
Antonio Guidi
Robin Hood
Pino Colizzi
sceriffo di Nottingham
Carlo Romano
Sir Biss
Sergio Tedesco

Brighenti, chi era costui?

Dal Corriere dello Sport di ieri, leggo un articolo su tal Sergio Brighenti. Attaccante, classe 1932, sembra aver dovuto chiudere la sua carriera calcistica a causa di pressioni ricevute per non creare problemi al ben più noto Omar Sivori. Brighenti inizia a mostrare le sue qualità con la maglia del Padova quando in 3 stagioni ('57-58, '58-'59 e '59-'60) realizza 50 reti e conduce i bianco-scudati ad un terzo, un settimo e un quinto posto nella massima serie. Nella stagione '60-'61, il Brighenti viene acquistato dalla Sampdoria dove con 27 reti in 33 partite si laurea capocannoniere del Campionato e guidando la propria squadra al quarto posto. Le prestazioni dell'attaccante non fanno rimanere indifferente il ct della nazionale G. Ferrari che lo convoca per 9 partite, dove la punta realizza due reti e si guadagna la fascia di capitano nella gara amichevole contro l'Argentina del 15 Giugno 1961. Ad un anno dai mondiali del Cile (1962), l'Italia sembra aver trovato una nuova stella ma all'improvviso tutto svanì. Nel Campionato '60-'61, infatti Juve e Inter si giocavano lo scudetto e nello scontro diretto fu assegnata la vittoria all'Inter a tavolino per un'invasione campo dei tifosi bianconeri. Nulla di strano se non per il fatto che per motivi oscuri, la Figc si rimangiò la decisione, stabilendo di far ripetere la gara a fine campionato. La partita fu così ripetuta, ma ormai la sua valenza era meno di zero, in quanto anche in caso di sconfitta la Juve avrebbe vinto lo scudetto. Così per protesta l'Inter schierò la squadra Primavera. La gara finì 9-1 per la Juve, con Sivori che realizzò ben 6 reti. E qui si chiuse la carriera di Brighenti. Infatti con quelle 6 reti, Sivori arrivò a 25 gol in 27 gare e per la miglior differnza reti-gare rispetto a Brighenti vinse tutti i premi individuali, incluso il Pallone d'Oro. Il povero Sivori ovviamente non aveva colpe, ma la Figc per paura che Brighenti potesse avere qualche tipo di ripercussione su di lui decise di non convocarlo più in nazionale, rinunciando ad uno dei migliori bomber italiani in circolazione e negandogli la partecipazione ai Mondiali del '62.
Unico gesto di consolazione per il Brighenti arrivò dall'avvocato Agnelli che gli regalò la copia di tutti i premi vinti quell'anno da Sivori

Il Codice..... Gianduiotto

Per tutti coloro che hanno letto (e non gradito) il best seller di Dan Brown ma anche per tutti coloro che lo hanno apprezzato o addirittura non letto, segnalo questa divertente parodia di Bruno Gambarotta, celebre umorista torinese. Il libro ripercorre in chiave umoristica il percorso intrapreso dai protagonisti del libro di Dan Brown alla scoperta del mistero che avvolge il Sacro Graal e l’ordine dei Templari. Ma con qualche alternativa ben diversa. E per i più golosi molto gradita. E così sfogliando le pagine del libro ci si può imbattere in personaggi come il Gran Maestro della Confraternita del Gianduiotto che incontra il Gran Maestro della Confraternita delle Merendine. La domanda base del “Codice Gianduiotto” è: il prezioso e prelibato cioccolatino torinese ha a che fare in qualche modo con Leonardo Da Vinci e con la sua Gioconda?

La Confraternita del Gianduiotto è stata proclamata ufficialmente nel 1808. Secondo un verbale segreto che all'Archivio Storico della città di Torino mostrano a cani e porci, ne facevano parte praticamente tutti gli uomini che hanno fatto il Risorgimento, a partire da Cavour fino all'ultimo degli uscieri di Palazzo Carignano. Unica eccezione il Re Carlo Felice il quale, quando gli fecero la proposta di entrare a farne parte, rispose con una frase passata in proverbio. Disse: Non voglio fare la figura del cioccolataio!. Questa, potremmo dire, la sintesi dell'antefatto; riassumere il fatto non è altrettanto facile! Il perché di questa difficoltà possiamo in parte trovarla nelle pagine finali, quando l'autore Bruno Gambarotta fa, come d'uso, i suoi ringraziamenti, uno dei quali rivolto a Dan Brown, autore del "Codice da Vinci" e recita così: Ringrazio Dan Brown per avermi generosamente offerto il canovaccio per questo romanzo e per aver dimostrato che non c'è limite per chi le spara più grosse.

12 ORE

Sabato scorso presso il campo di calcetto di Santa Monica si è rinnovata la ormai pluridecennale tradizione della 12 ore di Calcetto. 40 giocatori divisi in due squadre da 20 si sono sfidati in una estenuante gara dalle 8:10 alle 20:10. Ogni 20 minuti entrambe le squadre cambiavano il proprio quintetto, consentendo a tutti almeno 40 minuti di meritato riposo. La gara conclusasi su qualcosa come 87 a 86, è proseguita anche nelle ore di punta del caldo torrido che Sabato è sceso sul campo di cemento rendendo la sfida ancora più estrema e affaticante. Ricchi premi e cotillons per tutti i partecipanti, dal più bravo alla più sega in una gara che per sua natura inverte i valori dei giocatori, trasformando un manipolo di scudieri in eroi di giornata e rappresentando un forte momento aggregativo tra musica (fornita da Vinz) e cazzeggio.

Stelle cadenti

La vittoria dell’Italia verrà ricordata anche per essere una delle poche nella storia dei Mondiali a non essere avvenuta per il talento di un giocatore ma per le prestazioni del gruppo. Tuttavia anche nelle altre squadre le “stelle” o presunte tali, hanno tutt’altro che brillato.

Michael Ballack (la Germania arriva in Semifinale con un gioco a tratti spumeggiante ma di lui non ci sono tracce. Salta la prima gara per infortunio, ma nessuno si accorge del suo rientro. La decisione di andare a giocare in Inghilterra, l’aveva già reso antipatico ai suoi connazionali, ora faticherà non poco a ritrovare l’affetto di prima)

David Beckham (l’Inghilterra doveva essere la squadra rivelazione del torneo, ma si ritrova ad essere fuori dal torneo già ai Quarti. Oltre alle scelte discutibili di Eriksson, gli inglesi pagano l’assenza di un vero leader. Il capitano gioca un Mondiale mediocre, illuminato fiocamente dalla punizione che regala il gol partita contro l’Ecuador e la qualificazione ai Quarti)

Zlatan Ibrahimovic (un giornalista italiano lo definì un po’ Van Basten, un po’ Pacione. In questi Mondiali, come in tutta l’annata in bianconero, ci ha mostrato solamente la sua seconda parte. Non segna neanche a pagarlo, irretisce il pubblico con una serie di giochetti inutili. Gioca solo contro Trinidad e la Germania, nelle gare in cui la Svezia fallisce. Senza di lui, i suoi compagni conquistano la qualificazione agli Ottavi)

Juan Roman Riquelme (Pekerman punta tutto su di lui, costruendogli una squadra intorno e lasciando a casa Veron. Da sempre gli argentini sono divisi su chi lo ama e chi lo odia, calcisticamente parlando, in questo Mondiale sembrano avere ragione i secondi. Brilla nel 6-0 contro la Serbia, per poi sparire partita dopo partita. Contro il Messico, l’Argentina rischia di andare fuori e nel big match contro la Germania la sua presenza è impalpabile)

Didier Drogba (doveva essere la rivelazione del torneo, il centravanti che avrebbe guidato la Costa d’Avorio ad uno storico traguardo. Segna nella prima gara contro l’Argentina una rete peraltro inutile, con l’Olanda non tocca una biglia per poi saltare per squalifica l’unica gara vinta dai suoi compagni. Verrà ricordato per la sua simpatica esultanza nell’inutile gara con la Serbia)

Dejan Stankovic (l’eterna promessa fallisce ancora. La sua Serbia, inserita in un girone durissimo, realizza zero punti. Di lui non si ricorda neanche una giocata, è il classico giocatore da Inter, cioè mai decisivo. Con lui in campo gli avversari possono stare tranquilli, fa più fumo di un incendio in pieno estate, ma non ci cuoci neanche un petto di pollo influenzato)

Ruud Van Nisterlooy (gli olandesi aspettano ancora il nuovo Van Basten e dovranno attendere ancora a lungo. Lo stesso Cigno di Utrecht se ne accorge, lasciandolo in panchina negli Ottavi contro il Portogallo, anche sotto di un gol e con un uomo in più. Nelle grandi competizioni ha sempre fallito, in questo Mondiale lascia il segno solo nella gara contro la Costa d’Avorio)

Deco (è la brutta copia del giocatore vincitore di due delle ultime quattro Champions League e finalista agli Europei del 2004. Decisivo nella gara contro l’Iran dove realizza una delle più belle reti del Mondiale, sparisce nel momento clou della manifestazione. Negli Ottavi contro l’Olanda, pensa solo a picchiare rimediando una più che meritata espulsione, salta i Quarti per squalifica e torna nella Semifinale contro la Francia, dove viene surclassato da Vieira e Makelele)

Cristiano Ronaldo (è l’essenza dell’inutilità. Un funambolo impazzito, che quando s’impossessa del pallone non lo lascia più sino a portarselo puntualmente fuori dal rettangolo di gioco. A volte con le sue finte inganna addirittura se stesso, e quando vede un compagno libero lo serve solamente dopo aver fatto rientrare tutta la difesa per fare un doppio passo davanti le telecamere)

Figo (i portoghesi aspettano ancora una vittoria dai ragazzi della sua generazione, che però ormai sono diventati vecchi senza aver vinto nulla e perdendo un Europeo in casa contro la Grecia. Non ha più lo smalto dei tempi migliori e si vede. La sua grande tecnica gli permette di saltare sempre l’uomo, ma in velocità viene puntualmente recuperato. Contro la Francia si mangia un gol già fatto, confermando il ruolo di eterna incompiuta del Portogallo)

Francesco Totti (torna dopo un infortunio di 3 mesi, giocando con una placca di ferro nella gamba infortunata. Lippi premia i suoi sforzi e lo schiera sempre da titolare, ad eccezione della gara contro l’Australia dove paradossalmente risulta decisivo. Fino ai Quarti di Finale bene o male se la cava, in virtù della sua immensa classe e della pochezza degli avversari. In Semifinale parte molto bene, per poi eclissarsi costantemente. In Finale contro la Francia è nullo, a causa dei 120 minuti contro la Germania e del suo precario stato di forma, fa bene Lippi a sostituirlo anche se con la sua uscita la Francia ci mette sotto, potendo contare sull’apporto dei 2 centrocampisti centrali sino a quel momento bloccati a uomo su di lui. Torna comunque da Campione del Mondo)

Pavel Nedved (dopo aver abbandonato la nazionale, torna appositamente per disputare questo Mondiale. Fallisce clamorosamente, come tutti i suoi compagni, l’appuntamento con questa manifestazione. E’lontano parente del giocatore ammirato per anni nei nostri stadi)

Kaka (è una delle poche stelle che in questo Mondiale riesce a brillare di luce propria. Tiene a galla il Brasile fino ai Quarti. Meraviglioso il suo gol contro la Croazia, strabilianti le sue accelerazioni contro l’Australia, splendidi i suoi assist contro il Ghana. Si smarrisce nella gara contro la Francia, dove paga l’assenza della protezione di Emerson e un fastidioso affaticamento muscolare)

Ronaldinho (la maledizione del Pallone d’Oro colpisce ancora. Lo straordinario talento brasiliano non ha giocato in questi Mondiali, non perché non sia mai sceso in campo ma perché non si è mai visto. Fallisce clamorosamente nella rassegna calcistica più importante dopo un’annata strepitosa con il Barcellona. A causa sua la Nike perde tutti gli investimenti di marketing fatti negli ultimi 4 anni)

Ronaldo (nelle prime due partite è uno spettatore con il lusso di non pagare il prezzo del biglietto e di camminare in campo a fianco dei propri idoli. Contro Giappone e Ghana torna ad essere il Fenomeno, realizzando 3 reti e guadagnandosi il premio di miglior cannoniere della storia dei Mondiali, superando Muller. Nei Quarti ritrova l’incubo Francia ed esce a testa bassa dalla competizione)

Adriano (l’Inter lo ha reso un giocatore triste e svogliato. I tifosi brasiliani ne invocano la sostituzione con Juninho Pernambucano già dalla prima gara. Segna due gol, di cui una in netto fuorigioco ma è sempre lontano dalla manovra e avulso dal gioco. Non trova l’armonia con i compagni e alla fine risulta peggiore del peggior Ronaldo)

Zinedine Zidane (torna in nazionale per concludere la carriera in un Mondiale. Nella prima fase gioca male e salta per squalifica la gara decisiva con il Togo. Negli Ottavi con la Spagna, inizia ad incantare realizzando anche una rete, per poi arrivare all’apice del suo Mondiale nella gara con il Brasile dove il brasiliano lo fa lui. Decisivo nella Semifinale con il Portogallo, conduce la Francia ad un’insperata Finale, dove prima realizza un rigore con un similcucchiaio e poi rovina la sua carriera con una testata a Materazzi)

Tierry Henry (strepitoso con l’Arsenal, un po’ meno in questi Mondiali. Realizza 3 reti, tiene a galla la Francia nel primo girone e si prende il lusso di eliminare il Brasile con una sua rete nei Quarti. Nonostante ciò non gioca ai suoi livelli pur essendo una delle poche star a confermare la propria fama)

Raul (utilizzato poco da Aragones, non è più il trascinatore di una volta. La Spagna si affida a nuovi volti e punta su di lui solo nei momenti difficili, segna solo contro la Tunisia e fallisce negli Ottavi contro la Francia, dove pur partendo con i favori del pronostico si fa buttare fuori dal Mondiale)

Andriy Shevchenko (raggiunge un traguardo storico, guidando la sua nazionale fino ai Quarti di Finale. S’inchina davanti all’Italia e gioca molto male anche a causa dell’infortunio di fine stagione. Con la testa già a Londra, ha perso un’occasione per vivere un Mondiale da protagonista specie nella prima parte quando gli avversari erano abbordabilissimi)


Emozioni Mondiali

Ruolo per ruolo i migliori del Mondiale e la top 11

Portieri:

1 Buffon
2 Ricardo
3 Zuberbulher

Difensori:
1 Cannavaro
2 Grosso
3 Materazzi

Centrocampisti:
1 Gattuso
2 Maxi Rodriguez
3 Pirlo

Attaccanti:
1 Klose
2 Henry
3 Torres

Allenatore:
1 Lippi
2 Klinsmann
3 Scolari

Modulo (4-3-3)

Buffon
Zambrotta
Cannavaro
Materazzi
Grosso
Pirlo
Gattuso
Maxi Rodriguez
Torres
Klose
Henry

All. Lippi

Campioni del Mondo, Campioni del Mondo, Campioni del Mondo, Campioni del Mondo. E sono Quattro!

Ce l’abbiamo fatta. Finalmente dopo 24 anni torniamo ad essere i padroni del Mondo. Più forti di tutto, più della nostra tradizionale sfiga ai rigori, più della stanchezza accumulata nelle precedenti battaglie, più del rigore a freddo di Zidane (chissà che avrebbero detto se fossero stati altri a dare quella testata, peraltro non la prima in carriera), più di Calciopoli, più degli infortuni e delle squalifiche. GRAZIE RAGAZZI!!!

E’, senza retorica, la vittoria di tutti, dello straordinario gruppo formato da Lippi, dalla stoica difesa, al solido centrocampo, dal polivalente attacco ai panchinari pronti ad entrare e ad onorare sempre la causa.

La vendetta è consumata, la Francia è battuta, la Coppa è nostra. Ora possiamo davvero dirlo, siamo Campioni del Mondo

The Last Battle

Ci siamo. Domenica a Berlino alle ore 20 Italia- Francia si giocheranno la Finale del Campionato Mondiale 2006. Le due squadre che teoricamente si sarebbero dovute affrontare ai Quarti di Finale di questa competizione, arrivano a questa gara dopo aver affrontato percorsi opposti. Gli azzurri dopo aver facilmente vinto il proprio girone (eccetto la battuta d’arresto contro gli Usa), hanno avuto un percorso agevole negli Ottavi e nei Quarti e sono arrivati alla Semifinale contro la Germania nelle condizioni psico-fisiche ottimali tanto da mantenere lucidità anche nei tempi supplementari dove in mezz’ora hanno segnato due reti e colpito altrettanti pali. Le difficoltà per l’Italia finora sono state più quelle legate agli infortuni e alle squalifiche che quelle incontrate per lo spessore degli avversari. L’infortunio di Nesta è stato senza dubbio un duro colpo (soprattutto per le eccezionali prestazioni fatte vedere dal difensore rossonero nelle prime gare del mondiale) a cui si è aggiunta la squalifica di Materazzi (per un turno, contro l’Ucraina) e quella di De Rossi (4 turni di stop per il suo folle gesto contro gli Usa). Inoltre, Totti reduce da uno stop di 3 mesi, pur godendo della fiducia di tutto il gruppo non ha ancora giocato ai livelli che gli competono. Le note positive sono invece arrivate dall’intero reparto difensivo e da Gattuso, straordinario per grinta e corsa in tutte le gare. Tutto ciò ha portato l’Italia a subire solamente un gol e peraltro su autorete. Altra nota positiva è la forza del gruppo, simboleggiata dal fatto che l’Italia ha mandato in rete ben 10 giocatori diversi, record assoluto nella storia dei mondiali. La Francia, invece, dopo un avvio stentato (due pareggi striminziti con Svizzera e Corea) in cui ha rischiato di non qualificarsi neppure per gli Ottavi, si è scatenata, ritrovando convinzione nei propri mezzi e riportando l’entusiasmo negli spogliatoi. Se la vittoria sul Togo è stata abbastanza scontata, dagli Ottavi alle Semifinali i galletti hanno mietuto vittime illustri. Spagna, Brasile e Portogallo in rapida sequenza si sono dissolte di fronte ad un rigenerato Zidane e a un cinico Henry. L’impresa è costata però tanta fatica, soprattutto in virtù del fatto che Domenech ha attuato uno scarso turn over, mettendo in campo sempre gli stessi giocatori e lasciando a Trezeguet solo due spezzoni di gare nel girone.

In una gara del girone i pronostici possono essere ribaltati da episodi, ma in linea di massima l’Italia è leggermente favorita anche se i francesi sognano di emulare le nostre gesta ai mondiali di Spagna’82

Precedenti ai Mondiali:

Quarti di Finale, Francia 1938: Italia- Francia 3-1

Gruppo 1, Argentina 1978: Italia- Francia 2-1

Ottavi di Finale, Messico 1986: Francia- Italia 2-0

Quarti di Finale, Francia 1998: Francia- Italia 0-0 (d.t.s., poi 4-3 ai rigori)

Finali Azzurre:

Finale, Italia 1934: Italia- Cecoslovacchia 2-1 (d.t.s.)

Finale, Francia 1938: Italia- Ungheria 4-2

Finale, Messico 1970: Brasile- Italia 4-1

Finale, Spagna 1982: Italia- Germania Ovest 3-1

Finale, Usa 1994: Brasile- Italia 0-0 (d.t.s., poi 3-2 ai rigori)

Un'Italia con un cuore Grosso

Un’Italia da sogno conquista per la sesta volta nella sua storia l’accesso alla Finale della Coppa del Mondo. Gli azzurri, autori di una prestazione da favola, hanno superato per 2-0 la Germania dopo una gara combattuta, conclusasi solamente dopo i tempi supplementari. Nessuna sorpresa nella formazione iniziale dell’Italia che si schiera con gli stessi uomini e lo stesso modulo della gara vincente con l’Ucraina, eccezion fatta per il ritorno di Materazzi al posto di Barzagli. Partono bene gli uomini di Lippi che s’impossessano subito del controllo del gioco e guadagnano una lunga serie di calci d’angolo. La prima vera occasione del match capita sui piedi di Perrotta che imbeccato da Totti, spreca il possibile vantaggio davanti al portiere Lehmann. La Germania non sta a guardare e tenta di perforare in contropiede la nostra sublime difesa, che rischia di affondare solamente su un tiro di Schneider di poco alto sulla traversa. Il secondo tempo inizia con i tedeschi più aggressivi, alla ricerca della rete del vantaggio. Sulla loro strada trovano però un miracoloso Buffon (migliore in campo) che sventa tutte le conclusioni degli avversari, superandosi per ben due volte su Podolski. La straordinaria forza del nostro reparto difensivo riesce a farci superare indenni il momento di crisi e a tenerci ancora in partita. A 20 minuti dal termine dei tempi regolamentari, Lippi sostituisce un isolato Toni con Gilardino. La mossa non cambia però la situazione di stallo della gara con le due squadre si equivalgono ed i tempi supplementari a decidere il nome della prima finalista. Lippi effettua allora un altro cambio, inserendo Iaquinta per un opaco Camoranesi. Questa volta la mossa sembra rivitalizzare l’Italia che nei primi 3 minuti del primo tempo supplementare affonda sulla fascia presidiata dal neoentrato e coglie due clamorosi legni. Il primo con Gilardino, che dopo una grandiosa giocata personale coglie il palo, il secondo con Zambrotta che da fuori area timbra la traversa. La Germania sembra scossa ma non molla ed anzi allo scadere del primo extratime, dopo l’ingresso di Del Piero per uno spompato Perrotta, fallisce una clamorosa occasione con Podolski. Il secondo tempo supplementare regala molte meno emozioni del primo, con le due squadre in attesa dei fatidici calci di rigore, e con Del Piero che non perde l’occasione per farsi maledire da mezza Italia fallendo due buone occasioni, ma ad un minuto e mezzo dal termine accade l’inverosimile. Pirlo liberato in area dagli sviluppi di un calcio d’angolo, preferisce servire Grosso anzichè tirare, il laterale palermitano di prima intenzione calcia di sinistro sul palo opposto, imponendo al pallone una traiettoria a giro imprendibile per Lehmann. E’l’apoteosi. Ma non finisce qui, non passa neanche un minuto che l’Italia recupera palla e mette in atto un micidiale contropiede finalizzato finalmente da Del Piero su assist di Gilardino.

Domenica alle ore 20 ci si gioca il Mondiale con la vincente di Portogallo-Francia.

Final Four

Quattro squadre in lizza per la conquista di un sogno, un continente che afferma la sua superiorità sul resto del mondo, 92 giocatori alla caccia di un’emozione indelebile per tutta la vita. Il Mondiale entra nella sua fase calda, da Martedì iniziano le Semifinali.

Germania- Italia (le due squadre d’Europa più blasonate, si giocano l’accesso alla Finale, in una gara che rappresenta la storia del calcio. I tedeschi, padroni di casa, vogliono vendicare le sconfitte del ’70 e dell’82, gli azzurri vogliono ripetere quelle imprese per confermare la tradizione che li vuole in finale ogni 12 anni. La gara è aperta a qualsiasi tipo di risultato sarà decisa dal colpo di qualche campione. Vincerà chi saprà reggere la pressione ed interpretare la partita in ogni sua sfaccettatura, mantenendo la concentrazione alta per tutti i minuti di gioco. Siamo leggermente favoriti, ma la Germania avrà dalla sua il tifo (e speriamo solo quello) e la voglia dei suoi giocatori di dimostrarci la loro forza dopo il 4-1 di Firenze)

Precedenti al Mondiale:

Gruppo II, Cile 1962: Italia- Germania Ovest 0-0

Semifinali, Messico 1970: Italia- Germania Ovest 4-3 (d.t.s.)

Turno Semifinale, Argentina 1978: Italia- Germania Ovest 0-0

Finale, Spagna 1982: Italia- Germania Ovest 3-1

Portogallo- Francia (è una Semifinale a sorpresa soprattutto per la presenza del Portogallo ma anche per quella della Francia dopo la disastrosa partenza in questo Mondiale. La squadra di Scolari ha avuto molta fortuna nei Quarti, mentre il percorso della Francia si sta trasformando in una cavalcata vincente in stile Italia a Spagna’82. A spuntarla dovrebbe essere il Portogallo, che vuol vendicare la sconfitta in semifinale con i Blues ad Euro 2000, ma la Francia mi ha già smentito negli Ottavi e nei Quarti. Zidane è in condizione strepitosa, ha trascinato la Francia nella vittoria contro il superfavorito Brasile e non dimentichiamoci della presenza in panchina di un certo Trezeguet, ma Scolari dopo il Mondiale 2002 ed Euro 2004, sogna un’altra finale)

Nessun precedente al Mondiale

Siamo in Semifinale!!!

Una decorosa Italia svolge dignitosamente il proprio compito, liquida l’Ucraina con un secco 3-0 e guadagna l’accesso per le semifinali. Lippi stravolge nuovamente la formazione iniziale, proponendo 3 cambi rispetto alla gara con l’Australia. Barzagli al posto dello squalificato Materazzi, Totti in luogo di Del Piero e Toni per Gilardino. Partono forte gli azzurri che dopo 6 minuti trovano la rete del vantaggio con Zambrotta che, liberato in maniera splendida da Totti, supera con tiro da fuori area il portiere avversario. Il gol stordisce gli ucraini e dà grande vigore agli italiani, che però peccano troppo sotto porta, non concretizzando le occasioni prodotte in contropiede. La ripresa si apre con un Ucraina alla veemente ricerca del gol del pari ed un’Italia costretta ad una strenua difesa guidata da un fantastico Buffon e da un eccezionale Zambrotta (migliore in campo) che salva sulla linea di porta un gol già fatto. Proprio nel miglior momento degli ucraini, l’Italia trova il raddoppio. Assist di Totti dalla sinistra e testata vincente di Toni, che finalmente si sblocca, trovando la prima rete in questo mondiale. Sul 2-0 gli ucraini tentano di rientrare in partita, ma sulla loro strada questa volta trovano la traversa ad impedire loro di accorciare le distanze. Oddo e Barone sostituiscono un opaco Pirlo e Camoranesi, e dopo pochi minuti l’Italia chiude definitivamente la partita. Grande discesa sulla sinistra di Zambrotta, cross al centro e gol facile facile di Toni che si porta a quota 2 gol. La partita scivola via su questo risultato fino al novantaduesimo, con l’unico brivido dell’ingresso di Zaccardo per il diffidato Gattuso.

Martedì 4 Luglio alle ore 21 ci attende la Germania per la Semifinale. I tedeschi passati ai rigori contro l’Argentina, hanno mostrato come al solito grande carattere e caparbietà. Il fattore campo è ovviamente tutto dalla loro parte e pur avendo una traballante difesa, sinora non hanno mai perso una gara. La gara è ricca di fascino, il pronostico squisitamente tecnico ci vede leggermente favoriti ma i tedeschi, padroni di casa, difficilmente vorranno lasciarsi scappare questa occasione per arrivare in Finale.

Le magnifiche 8

Con le gare di ieri si sono conclusi gli Ottavi di Finale e delineati i nomi delle 8 formazioni che si contenderanno l’accesso alle semifinali del torneo.

Germania- Argentina (i padroni di casa sono in gran spolvero, hanno vinto e convinto in tutte le partite sin qui disputate e soprattutto ritrovato il feeling con il proprio pubblico. L’Argentina dopo uno strepitoso girone, ha rischiato di uscire contro il Messico, salvandosi solamente ai tempi supplementari. Nonostante il tasso tecnico dei sudamericani sia migliore a quello dei tedeschi, la squadra di Klinsmann dovrebbe spuntarla.)

Precedenti ai Mondiali:

Ottavi di Finale, Svezia 1958: Germania Ovest- Argentina 3-1

Ottavi di Finale, Inghilterra 1966: Germania Ovest- Argentina 0-0

Turno Semifinale, Germania Ovest 1974: Germania Est- Argentina 1-1

Finale Messico, 1986: Argentina- Germania Ovest 3-2

Finale Italia, 1990: Germania- Argentina 1-0

Italia- Ucraina (gli azzurri reduci dalla faticosa qualificazione contro l’Australia godono di nuovo dei favori del pronostico. Questa volta perdere l’appuntamento con la semifinale, da cui manchiamo da Usa’94, rappresenterebbe un fallimento mentre per l’Ucraina è gia un grande successo essere arrivati sino ai Quarti. Il solo Shevchenko non dovrebbe mettere in crisi la retroguardia azzurra che sta giocando ad eccezionali livelli)

Nessun precedente ai Mondiali

Inghilterra- Portogallo (Per gli inglesi c’è la possibilità di vendicare in un sol colpo l’eliminazione ai Quarti dello scorso torneo perpetrata dal Brasile di Scolari, attuale C.T. del Portogallo e quella ai Quarti di Euro 2004, subita proprio contro il Portogallo, sempre allenato da Scolari. I portoghesi, pur dovendo fare i conti con numerose assenze, possono approdare in Semifinale, mentre l’Inghilterra faticherà non poco se continuerà a giocare come sin qui fatto)

Precedenti ai Mondiali:

Semifinali, Inghilterra 1966: Inghilterra- Portogallo 2-1

Gruppo F, Messico 1986: Portogallo- Inghilterra 1-0

Brasile- Francia (i carioca hanno sin qui vinto tutte le gare disputate e partita dopo partita stanno entrando sempre più in forma. I francesi dopo un avvio disastroso sognano di ripetere le gesta dell’Italia a Spagna’82 e di arrivare sino alla finale, guidati da un ritrovato Zidane. Ma dall’altra parte hanno ritrovato il Fenomeno, che ha tutta l’intenzione di portare i sudamericani in Semifinale per cancellare la maledetta sera di Saint Denis del 1998)

Precedenti ai Mondiali:

Semifinali, Svezia 1958: Brasile- Francia 5-2

Quarti di Finale, Messico 1986: Francia- Brasile 1-1 (d.t.s., poi 4-3 ai rigori)

Finale, Francia 1998: Francia- Brasile 3-0

Fino all'ultimo respiro


Un’Italia dimessa supera fortunosamente l’Australia negli Ottavi di Finale del Mondiale 2006. Nel pre-partita, come al solito, Lippi mischia le carte cambiando ben tre undicesimi della squadra che aveva vinto la scorsa partita contro la Cechia. In difesa Materazzi prende il posto dell’infortunato Nesta, mentre in attacco Del Piero sostituisce Totti e Toni subentra a Camoranesi. Si torna, dunque, ad un 4-3-3 puro per cercare di superare negli uno contro uno la difesa a tre degli australiani. Parte bene l’Italia che dopo tre minuti sfiora il gol con Toni imbeccato da un bell’assist di Del Piero. La serata di grazia del fantasista bianconero dura, però, solo tre minuti e la squadra azzurra inizia a faticare a trovare gli spazi nel fitto centrocampo australiano. A fare la partita è, sorprendentemente, la squadra di Hiddink ma è ancora a Toni a far gridare il gol con un bel tiro respinto con i piedi da Schwarzer. L’Australia cerca di farsi pericolosa, ma la nostra retroguardia guidata dall’ottima coppia Cannavaro-Materazzi e dallo strepitoso Buffon (miglior giocatore della partita) non si lascia mai sorprendere. Nell’intervallo Lippi tenta di dare una scossa al match, inserendo Iaquinta al posto di Gilardino, ma dopo soli 5 minuti l’Italia è costretta a fare i conti con l’arbitro Medina Cantalejo che espelle severamente Materazzi, lasciandoci in 10. Lippi corre ai ripari, inserendo Barzagli per Toni ma l’Australia che inizia ad assaporare aria d’impresa si stabilisce costantemente nella nostra metà campo, impegnando più volte Buffon che risponde sempre presente con una serie di superbi interventi. Ad un quarto d’ora dal termine la svolta della partita, quando Lippi finalmente si decide di far scendere in campo Totti al posto di uno spento Del Piero. La mossa sembra scuotere gli azzurri che finalmente organizzano qualche azione di contropiede per cercare di vincere la partita. Quando tutto lascia intendere che la qualificazione si giocherà ai tempi supplementari, succede l’imponderabile. Totti lancia meravigliosamente Grosso sulla sinistra, il terzino del Palermo scende sulla fascia con le ultime energie lasciando sul posto Bresciano, entra in area dove, stremato, si lascia cadere appena sente un minimo contatto. Per l’arbitro è rigore. A prendersi la responsabilità del tiro decisivo è Totti che, con un bolide all’angolino sinistro, fredda il portiere avversario e qualifica l’Italia ai Quarti di Finale.

Venerdì sera alle ore 21 ci si gioca la qualificazione alle Semifinali contro l’Ucraina di Shevchenko. La squadra di Sheva è decisamente un avversario alla nostra portata. Tuttavia negli ucraini l’entusiasmo è arrivato alle stelle. Infatti, dopo un avvio disastroso dove hanno perso per 4 a 0 contro la Spagna, l’Ucraina ha vinto le restanti partite del girone e si è qualificata per i Quarti ai rigori nonostante il suo uomo simbolo abbia fallito il primo penalty. Inoltre i ragazzi dell’Est non subiscono reti da 275 minuti e potranno recuperare due importanti pedine difensive mentre l’Italia dovrà fare certamente a meno di Materazzi e molto probabilmente anche di Nesta.

Top 16

Con le gare di oggi, si è conclusa la prima fase dei Mondiali di calcio 2006. Da domani si inizierà a fare veramente sul serio, con le gare degli Ottavi di Finale. Finora tutte le grandi sono riuscite a passare il turno, ma il tabellone propone già degli incroci che mieteranno vittime illustri.

Germania- Svezia (il pronostico è per i padroni di casa, che hanno vinto tutte le partite del girone e ritrovato l'entusiasmo perduto, ma la Svezia vista nell'ultimo match contro l'Inghilterra venderà cara la pelle, soprattutto se potrà contare sul rientro di Ibrahimovic)

Argentina- Messico (la gara in teoria è a senso unico, l'Argentina ha espresso il miglior gioco del Mondiale mentre il Messico si è qualificato a fatica. La sorpresa può arrivare solo se gli argentini snoberanno il match)

Inghilterra- Ecuador (io dico attenzione, in questa gara può scapparci la sorpresa. L'Ecuador è squadra quadrata mentre gli inglesi hanno un attacco a mezzo servizio dopo l'infortunio di Owen. Alla fine, però, dovrebbe spuntarla la squadra di Eriksson)

Portogallo- Olanda (è il primo big match degli Ottavi. Una delle due compagini europee abbandonerà il Mondiale. Vedo leggermente favorito il Portogallo, per l'esperienza di Scolari, ma in gare come queste saranno gli episodi a farla da padrone)

Italia- Australia (gli azzurri godono dei favori del pronostico e sinceramente questa volta non possono deludere. Hiddink è la nostra bestia nera ed un osso duro, ma i nostri giocatori hanno molta più esperienza a gare di questo genere degli austrialiani)

Svizzera- Ucraina (gli elvetici hanno la migliore difesa del torneo, non avendo ancora subito reti. Gli ucraini hanno sofferto per qualificarsi e, a mio avviso, sono un gradino inferiore agli avversari. Sheva, unico fuoriclasse in campo, può fare la differenza)

Brasile- Ghana (non credete che i verdeoro avranno vita facile. I sudamericani tradizionalmente faticano contro le africane ed il Ghana atleticamente è superiore a tutti. Sarà una gara senza mezze misure, il Brasile domina o perde)

Spagna- Francia (è l'altro big match degli Ottavi. Le Furie rosse hanno dominato il girone e giocato a meraviglia. I francesi concretizzano poco sotto porta ed hanno un portiere ormai ridicolo. Cuore e mente dicono Spagna, ma Trezegut e Henry possono ribaltare il pronostico)

Paese che vai, cognome che trovi

Nella Cechia si è soliti aggiungere la desinenza -ova per i cognomi di tutte le persone di sesso femminile(es. Alena Seredova, Martina Navratilova). Fin qui nulla di strano, tuttavia tale usanza è riservata per tutte le persone di sesso femminile anche per persone non nate sul suolo di Praga e dintorni. Non stupitevi, quindi, se andando a vedere un film a Praga, troverete come attrice protagonista Julia Robertova o Meryl Streepova, non si tratterà di debuttanti di successo ma semplicemente delle più quotate Julia Roberts o Meryl Streep.
Anche i cognomi italiani riceveranno lo stesso trattamento, per cui il nome femminile più comune non sarà Maria Rossi, ma Maria Rossova. Pensate se una persona fa di cognome Gattacic o Chicercatr (che cazzata).

Bene così

Questa è l’Italia. La gara disputata oggi contro la Cechia riassume più di qualsiasi parola lo spirito con cui le squadre italiane scendono in campo da quando l’uomo ha inventato la palla. Il primo ad uniformarsi all’italian style è stato Lippi che ha abbandonato il suo credo calcisitico con cui aveva affrontato tutte le gare sin qui disputate (un 4-3-1-2 con unica variante il 4-3-3) per passare ad un più prudente “albero di natale” (4-3-2-1) con l’inserimento di Gattuso al posto dello squalificato De Rossi e la rinuncia a Toni in favore di Camoranesi. Nei primi 20 minuti partono forte i ceki che sfruttano l’agilità di Baros e gli inserimenti di Nedved e creano qualche pericolo a Buffon nonostante la straordinaria prestazione di Cannavaro (migliore in campo) e Nesta. Proprio il difensore rossonero deve, però, abbandonare il campo a metà tempo, causa infortunio muscolare, costringendo Lippi ad inserire Materazzi al suo posto. La mossa si rivela inaspettatamente vincente con il centrale nerazzurro che decolla in area su un corner calciato da Totti e deposita la palla in rete. Il vantaggio consente agli azzurri di giocare con maggiore tranquillità e di sfruttare il palleggio a centrocampo per irretire gli avversari. A cadere nel tranello è il centrocampista Polasek che finisce anzitempo “ssssotto la doccia” per un fallo da dietro su Totti che gli costa il secondo cartellino giallo. Nel secondo tempo sembra di assistere ad una partita di allenamento, con l’Italia che gestisce il gioco in maniera blanda ed i ceki che con l’uomo in meno si rendono pericolosi solamente con un bel tiro da fuori di Nedved respinto da Buffon. A rivitalizzare l’incontro ci pensa Indaghi che, prima sbaglia due gol facili facili, e poi lanciato in contropiede da Perrotta realizza la rete del definitivo 2-0, scartando il portire avversario Cech. Da segnalare l’esordio di Barone, entrato in campo al posto di Camoranesi.

Lunedì alle ore 17, negli Ottavi di finale, ci tocca l’Australia. La squadra allenata dal “santone” Hiddink ( 2 volte in semifinale nelle ultime 2 competizioni iridate, con l’Olanda nel’98 e con la Corea nel 2002) è più ostica di quanto si possa immaginare. Forte fisicamente e con alcuni elementi di classe( Kewell su tutti) ha sin qui dimostrato grande carattere riuscendo a ribaltare le situazioni più sfavorevoli. E’ l’occasione ideale per vendicarci di Hiddink, che nel 2002 ci ha sbattuto fuori, e per arrivare ai Quarti di Finale dove manchiamo da Francia ’98.

Addio sogni di gloria

Brutta serata per i Quadretti al “Delle Eliche” di Ostia Antica. Gli Ometti che si giocano l’accesso alle semifinali del torneo nella sfida contro gli Scarpini al Chiodo, ricevono prima della partita pessime notizie dall’infermeria. Loddo non potrà essere del match, causa improvvisa varicella (ma da quando è diventata una malattia venerea?) incubata sul volo andata/ritorno Roma-Amsterdam. In formazione rimaneggiata senza il fantasista della squadra, i Quadretti cercano di imporre il proprio ritmo alla partita, portandosi subito in vantaggio con Dragonetti che da due passi deposita un rete un tiro respinto in maniera indecorosa dal portiere avversario. L’illusione di una facile vittoria dura però solo pochi minuti, gli avversari crescono e facilitati anche dalle distrazioni degli Ometti si portano addirittura sul 4-1. Il colpo è di quelli tremendi, ma allo scadere della prima frazione di gioco ci pensa Iuzzolino a riaprile il match siglando il 4-2. La ripresa si apre sulla stessa falsariga del primo tempo, con gli Ometti che stentano a macinare gioco e gli avversari che ripartono in contropiede. Dagli sviluppi di un corner, non assegnato dall’arbitro ma dall’ammissiome di colpevolezza di Marfoli, nasce il 5-2 per gli Scarpini al Chiodo. L’indomito Nikzad, attonito per la decisione del compagno di regalare un corner agli avversari, s’improvvisa attaccante e da fuori area scaglia un destro poderoso che, dopo aver colpito palo e schiena del portiere, s’insacca in rete. I Quadretti ci credono e dopo pochi minuti Dragonetti realizza il 5-4, resistendo a numerose cariche e ribadendo in rete la prima conclusione stoppata da un difensore sulla linea di porta. Da un errore dello stesso Gallina nasce però il contropiede che riporta gli avversari sul +2. A una decina di minuti dal termine è Morgante, imbeccato da Marfoli, a riportare gli Ometti in partita con la rete del 6-5. La gara si fa tesa, Morgante sbaglia un paio di gol davanti al portiere, Iuzzolino non riesce a trovare lo spunto giusto e Vecchione è costretto a fare gli straordinari sui contropiede avversari. Gli sforzi dei Quadretti si infrangono nei minuti di recupero quando su un rilancio sbilenco di Vecchione, gli Scarpini al Chiodo segnano il gol del definitivo 7-5.

Vecchione 7-

Incolpevole in occasione delle reti avversarie, eccezion fatta per l’ultima, si fa trovare sempre pronto e reattivo. Da vero capitano incita la squadra nei momenti di difficoltà e salva il risultato in più di una circostanza. Quadretto.

Nikzad 6,5

Lotta con grinta e tenacia su ogni pallone, ingaggia duelli rustici in ogni zona del campo e dà anche il suo contributo in fase realizzativa. Trascina i compagni ad una rimonta che purtroppo non si concretizza, guidando la difesa da vero leader. Stopper stile anni ’80.

Marfoli 5

Come Pirlo quando è in serata no, non trova mai lo spunto giusto. Perde il pallone che regala il gol del 2-1 agli avversari, evanescente in fase offensiva, soffre la velocità degli avversari sulle fasce. La squadra attende dai suoi piedi la giocata d’autore che però non arriva. Godot.

Dragonetti 6-

Partiamo dalle cose positive. Realizza due reti, scorazzando su e giù per la fascia alla ricerca dell’assist giusto per i compagni di reparto. Purtroppo perde l’uomo sul corner che porta gli avversari sul 3-1 e regala loro il pallone del 6-4. Altalena.

Morgante 5,5

Non pervenuto nel primo tempo, dove pur non commettendo grandi errori si fa notare solamente per l’assist sulla rete del 4-2. In crescita nella ripresa quando realizza la rete della speranza, torna nell’oblio dopo un decisivo errore sotto porta. Meteora.

Iuzzolino 5,5

Paga il periodo di 20 giorni di inattività. Non ha nelle gambe la velocità dei giorni migliori e viene spesso fermato dai difensori avversari. Tiene la squadra a galla nel finale del primo tempo, ma nella ripresa non riesce a regalare un gol ai propri fan. Marlboro light.