E' insolito che un coccodrillo cada dal dodicesimo piano di un palazzo. E, forse, è ancora più insolito che si rimetta in piedi senza un graffio e che tutto questo accada a Saratov, circa 500 km a est di Mosca, città nella regione russa del Volga.
Khenar è un coccodrillo 'domestico' lungo circa un metro, che "vive da 15 anni presso una famiglia amante degli animali esotici", ha detto una portavoce del ministero delle Situazioni d'emergenza, citata dall'agenzia Ria-Novosti.
Il rettile, ha raccontato ancora la portavoce, "si è spenzolato dal balcone ed è caduto sul marciapiede, suscitando il panico". Sotto gli occhi dei passanti Khenar, forse più spaventato di loro, dopo il tonfo si è rimesso sulle zampe, senza gravi danni. Unica conseguenze un dente rotto. L'animale è rimasto tranquillo e non ha aggredito nessuno.
I soccorritori non hanno avuto problemi a catturarlo con un lazo e l'hanno portato in un rifugio per animali, dove qualche ora dopo è stato recuperato dai padroni. Khenar ha così potuto far ritorno nella sua casa a quaranta metri di altezza.
Questa pure è bella
Coccodrillo cade dal dodicesimo piano Marco Friday, August 10, 2007 1 commenti
Giochi senza Frontiere
Eccoci. Siamo in piena estate, il caldo c'è, il sole anche, il mare per chi può andarci è sempre quello e per molti sono già scattate o stanno per scattare le ferie. Eppure c'è qualcosa che manca perchè l'estate sia davvero estate.
Quando l'Europa non era ancora unita, la Jugoslavia era pur sempre roba da oltre cortina di ferro e gli svizzeri..beh gli svizzeri, che ci volete fare?, c'era un programma che metteva l'Europa davanti al televisore. Introdotta dalla mitica sigla dell'eurovisione, la sfida interessava inizialmente Italia, Francia, Germania ovest e Belgio, e fu poi allargata a Svizzera, Jugoslavia, Portogallo e Grecia: si trattava in genere di sfide sportive, molto spesso a contatto con l'acqua, in cui i partecipanti erano ostacolati nei movimenti da buffi costumi. Con una sfida che si protraeva per tutta la trasmissione, il mitico "fil rouge", e la possibilità di giocare l'altrettanto mitico "jolly" per raddoppiare i punti di una manche, fece diventare icone televisive due giudici svizzeri, Gennaro Ulivieri e Guido Pancaldi. Per l'Italia partecipavano sempre località amene quali Livigno, Campione d'Italia, Marostica..che puntualmente venivano superate da altre nazioni, soprattutto la Jugoslavia, che imbottivano le proprie squadre di atleti di caratura olimpionica. Tra i commentatori italiani, i più longevi sono stati Ettore Andenna e l'annunciatrice Rosanna Vaudetti, e poi l'energica Milly Carlucci e Claudio Lippi. Atmosfera da fiera paesana transnazionale, ma irrinunciabile.
Ebbene sì da qualche anno manca ormai il mitico Giochi Senza Frontiere. Programma-gioco a mio parere molto più sano e divertente di reality e repliche di fiction viste e riviste.
Giochi senza frontiere Marco Saturday, August 04, 2007 3 commenti
Si riparte
Con il sorteggio dei calendari effettuato ieri nella Sala del Coni di Roma, prende virtualmente il via la stagione calcistica 2007-08. La Juve, inserita per blasone tra le teste di serie nonostante fosse una neopromossa, può godere di un avvio abbastanza soft (Livorno in casa, trasferta a Cagliari e di nuovo in casa con l'Udinese), prima di arrivare al primo scontro importante all'Olimpico contro la Roma. Meglio ancora è andata all' Inter (comincia con l'Udinese a San Siro, poi va a Empoli e poi, alternativamente tra casa e trasferta, Catania, Livorno e Samp). Sorteggio insidioso per il Milan che, dopo l'esordio in trasferta con il Genoa, dovranno vedersela tra le mura amiche con la Fiorentina per poi affrontare in sequenza Siena, Parma, Palermo, Catania e Lazio.
Sulla carta la più sfortunata è stata la Roma che, dopo la difficile trasferta di Palermo (all'esordio), tra la quarta e la decima giornata incontreà in sequenza Juve, Fiorentina, Inter, Parma, Napoli, Milan e Lazio nel giro di 40 giorni.
Juve, Milan Roma e Inter, Sorteggio calendari Serie A Marco Wednesday, August 01, 2007 4 commenti
Mi ritorni in mente
All’asilo disegnava una casa bianca, davanti al mare; a sua madre chiedeva che fine avesse fatto il cane maculato e la macchina nera. Eppure Cameron Macaulay, classe 2001, vive a Clydebank, vicino a Glasgow, dalla finestra della sua stanza vede i tetti di mattoni rossi e, soprattutto, nessun cane maculato è mai circolato per casa, tanto meno una macchina nera è mai stata parcheggiata in garage.
Lontani chilometri dalla terra dell’Induismo e del Buddhismo, la vicenda dello scozzese reincarnato, è già diventata un documentario per la Tv. La storia di Cameron, il bambino con il caschetto biondo e gli occhi azzurri inizia nel 2003. «Aveva tre anni - spiega la madre, Norma - quando si mise a raccontarmi le storie dei suoi compagni di Barra, un’isola a 300 chilometri di distanza». E non era che l’inizio. «Parlava dei suoi fratelli, dei capelli lunghi e castani di sua madre che gli leggeva un grande libro su Dio e di come suo padre, un certo Shane Robertson, fosse morto investito sulle strisce pedonali. Ero sconvolta». Norma ha i capelli rossi, non è religiosa, è una mamma single, e può contare solo su Martin, il fratello maggiore di un anno di Cameron.
Il tempo passa, il bambino cresce e la sua fantasia si colora di dettagli. «Non devi temere la morte - diceva alla madre - perché si ritorna: mi chiamavo Cameron anche prima». Dopo la filosofia si dedica alla rassegna della vita quotidiana. «Iniziò a lamentarsi perché nell’altra casa aveva tre bagni, mentre noi ne abbiamo solo uno». E poi perché «nell’altra vita trascorreva i pomeriggi giocando sulla scogliera dietro casa e perché con l’altra famiglia viaggiava molto, mentre noi non siamo mai usciti dalla Scozia». La mamma, i parenti e le maestre resistono fino al sesto compleanno, quando Cameron inizia a piangere perché, diceva, «gli mancava la sua famiglia di Barra». E, soprattutto, quando Norma scopre che una casa di produzione cinematografica è alla ricerca di storie di reincarnati.
È lì che la mamma 42enne decide di fare le valige e di portarlo a Cockleshell Bay, nell’Isola di Barra. Con al seguito una telecamera e Jim Tucker, il direttore della clinica di psichiatria infantile alla Virginia University, esperto in reincarnazioni. «Dopo qualche giro abbiamo trovato la casa bianca, sul mare, con i famosi 3 bagni». A quel punto anche lo psicologo ha avuto un sobbalzo. «Nel 70% dei casi - spiega Tucker - i bambini ricordano morti avvenute in circostanze non naturali, incidenti o episodi traumatici». Occasioni in cui, secondo l’esperto, memoria ed emozioni sopravvivono. «La morte improvvisa del padre è stato un trauma per Cameron - commenta Tucker -. E questo suggerisce che la sua coscienza non è un prodotto del cervello, ma piuttosto un’entità distinta, capace di sopravvivere anche dopo la morte del corpo».
Scetticismo a parte, l’effetto sorpresa nel documentario è stato garantito. «Cameron era raggiante - racconta la madre -. Trovò l’entrata segreta della casa che tante volte aveva disegnato e mi disse quanto fosse ansioso di presentarmi alla sua famiglia». Membri di cui, però, non si trova traccia. La casa era abbandonata e all’anagrafe non è stato trovato nessun Shane Robertson. Si è risaliti a un certo Robertson, vissuto nella casa bianca tempo addietro e poi trasferitosi a Stirling. «Cameron guardò le foto di famiglia e riconobbe il cane maculato e la grande macchina nera di cui tanto aveva parlato». Certo non si è messo a parlare in perfetto dialetto Danzhou come fece nel 1979 Tang Jiangshan, bambino cinese della provincia di Hainan, che a soli 3 anni disse alla madre di chiamarsi Chen Mingdao, di essere figlio di Sandie, di abitare a 160 chilometri di distanza e di essere stato ucciso durante la Rivoluzione Culturale Cinese da un colpo di pistola. Compiuti i 6 anni i genitori lo portarono nel villaggio dei racconti e senza batter ciglio, Tang entrò nella casa del padre, riconobbe le sorelle, la fidanzata e iniziò a conversare come se fosse sempre vissuto lì.
Cameron si è accontentato di aver visto la casa sul mare con un’entrata segreta e alcune foto di un cane maculato e di una macchina nera. Risolto il mistero, si è rilassato ed è tornato a Clydebank insieme alle telecamere della troupe. Lo psicologo, invece, è volato alla clinica in Virginia con una storia in più da analizzare: «Da quando abbiamo aperto il sito - dice - sono più di 100 i casi simili a quello di Cameron».
Marco Tuesday, July 24, 2007 1 commenti
Alti e Bassi
Due metri e trentasei contro 73 centimetri: l'uomo più alto del mondo, Bao Xishun, incontra il suo opposto, He Pingping. I due si guardano negli occhi un po' perplessi e si stringono cortesemente la mano, posando per i fotografi. Succede in Mongolia, dove il primato del gigante umano è già stato riconosciuto dai guinness. Ora ci sta provando anche il suo rivale, in lizza per essere certificato come il più basso del globo
Qui le immagini
Marco Monday, July 23, 2007 0 commenti
La svolta
Da internet a consumo a internet giorno e notte. E si torna a postare
Marco Thursday, July 19, 2007 6 commenti
Il ricattatore
TRONCHETTI PROVERA
Tronchetti Provera nel 1978 entra nel Gruppo Pirelli dalla porta principale: sposa, infatti, in seconde nozze Cecilia, figlia di patron Leopoldo che lo introduce in azienda nel 1986 come Socio Accomandatario. Il suo ruolo all'interno di Pirelli è decisivo per tutto il decennio successivo, e nel 1988 diventa Amministratore Delegato e Direttore Generale di Société Internationale Pirelli S.A. a Basilea. Dopo il fallimento dell'acquisizione della tedesca Continental AG, Leopoldo Pirelli è così costretto ad abbandonare la guida della società e nel 1992, Marco Tronchetti Provera diviene vice presidente esecutivo ed amministratore delegato della Pirelli S.p.A. In pochi anni Tronchetti Provera cambia radicalmente l'assetto dell'azienda, puntando molto sullo sviluppo tecnologico dei cavi e delle fibre ottiche e mettendo in secondo piano il settore degli pneumatici.
Dal 1995 al 1999 ricopre la carica di Vice Presidente di Pirelli & C. Riceve intanto anche il titolo di Cavaliere del Lavoro grazie al lavoro di rilancio fatto alla Pirelli che al suo arrivo usciva dal fallimento dell'acquisizione della Silverstone ed era sommersa da oltre tre miliardi di debiti. Secondo i critici il risanamento della Pirelli sarebbe consistito nello smobilitare tutti gli asset societari per far cassa, trasformando un importantissimo gruppo industriale in un guscio vuoto.
Nell'estate del 2001 una cordata guidata da Tronchetti Provera e Benetton rileva il 100% di Bell S.A., la holding lussemburghese che controlla Olivetti. L'acquisizione permette a Pirelli e Edizione Holding di acquisire il controllo del gruppo Telecom Italia (di cui Bell detiene il 25%). L'operazione porterà alla creazione di una newCo controllata al 60% da Pirelli e al 40% da Edizione Holding.
LA 7
Fondata nel 1974 con il nome di Telemontecarlo TMC prima e acquistata dai brasiliani di Globo Tv (prendendo in prestito il logo) successivamente passa sotto il controllo di Montedison e nel 2001 viene venduta da Vittorio Cecchi Gori alla Seat Pagine Gialle del Gruppo Telecom Italia guidato all'epoca da Roberto Colaninno e Lorenzo Pellicioli. L'intento dei due manager è creare un nuovo network in grado di competere contro i tradizionali sei canali nazionali raggiungendo, nel medio periodo, uno share del 5%. Il 24 giugno 2001 il logo di Telemontecarlo lascia il posto al nuovo marchio "LA7" durante una serata inaugurale condotta da Fabio Fazio e Luciana Littizzetto dalla discoteca Alcatraz di Milano che per l'occasione trasformata in uno studio televisivo. In contemporanea, per la zona del Lazio, viene trasmessa la festa ufficiale per la vittoria dello scudetto della Roma con Sabrina Ferilli, madrina d'eccezione visibilmente emozionata. Gli ascolti sono altissimi per un'emittente così piccola (circa 2 milioni di telespettatori).
La linea editoriale scelta per il canale è quella di una televisione frizzante, movimentata e un po' trasgressiva. Il palinsesto estivo è solo un assaggio di quello che in autunno sarebbe dovuto andare in onda. A settembre 2001 in seguito alla cessione di Telecom Italia al gruppo Pirelli vengono cambiati i vertici della rete. La linea editoriale dell'emittente subisce una virata netta da tv per giovani a tv di nicchia dedicata prevalentemente all'informazione e all'approfondimento con obiettivo di share pari al 2% , ascolto sempre conseguito anche quando la rete si chiamava Telemontecarlo
POTERE RICATTATORIO
Quello di Marco Tronchetti Provera può definirsi a tutti gli effetti un potere parastatale in grado di ricattare addirittura lo Stato stesso. Sembra, ad esempio, che tutte le comunicazioni internazionali dirette verso Cuba, e stati africani come Somalia e Libia (per citarne alcuni) passino, per motivi dovuti ad accordi di linee telefoniche internazionali, per l’Italia e dunque siano reindirizzate verso i paesi destinatari da Telecom. Tanto è vero che dal momento in cui si è iniziato a parlare di una possibile cessione di Telecom, importanti aziende americane abbiano presentato concrete e sostanziosi offerte in moda da entrare in possesso di informazioni delicate quanto preziose. Se questo discorso vale per le chiamate internazionali, figuratevi cosa può accadere per quelle nazionali. Telecom può tranquillamente disporre di tutti i tabulati delle chiamate effettuate in Italia e lo fa senza tanti scrupoli sulla privacy. Si è arrivati così alle esplosioni di numerosi scandali dovuti ad intercettazioni telefoniche (Scandalo Unipol, Calciopoli e Vallettopoli su tutti). Ora è evidente che chi è in possesso di tante informazioni gode di un potere ricattatorio enorme ed è in grado di distruggere qualsiasi persona a prescindere dal ruolo che ricopre. Calciopoli ne è stato un esempio. Moggi, che sapeva benissimo di essere controllato (lo testimonia lo smodato uso di schede svizzere) è stato la vittima principale del potere Telecom-Provera. Big Luciano, che ha peccato molto di presunzione ritenendosi invincibile per avere la protezione della Fiat e per la sua decennale amicizia con l’ex Ministro dell’Interno Pisanu, si è dovuto ricredere delle sue convinzioni appena è caduto il governo Berlusconi. Sono uscite tutte le sue marachelle, perché hanno voluto fare uscire le sue, altrimenti ne avremmo visto delle belle (lungi da me voler assolvere Moggi). Ma veniamo a La 7. Il 24 Giugno 2001 l’emittente ex TMC, viene ceduta in circostanze poco chiare da Vittorio Cecchi Gori (che voleva costituire un terzo polo televisivo) alla Seat Pagine Gialle del Gruppo Telecom (Cecchi Gori è ancora in causa per riavere le sue televisioni, in quanto dalla cessione ha ricavato euro 0). Grazie alla presenza di grandi conduttori televisivi (Costanzo, Santoro, Fazio su tutti) la rete rischia di far fare il botto a Rai e Mediaset anche per gli incredibili (per LA7) ascolti fatti registrare nella serata di presentazione della nuova emittente. Ma cosa accade? Nel corso dell’estate, a seguito della cessione di Telecom Italia al Gruppo Pirelli (guidato da Tronchetti Provera), viene completamente stravolto il palinsesto della rete e cambiati i vertici della rete. A Settembre la programmazione riprende con ascolti irrisori fermi al 2%. Ma perché è stata fatta questa scelta? Semplice, per due motivi. Punto primo: mettersi contro i poteri forti del duopolio Rai-Mediaset non era affatto nelle intenzioni di Tronchetti (semmai più in quelle del Cecchi Gori). Punto secondo: aver dimostrato di poter avere un’emittente dal potenziale così forte equivaleva a mettere sotto scacco il duopolio. La 7 ha continuato ad essere una tv di nicchia, mentre la Telecom caso strano ha proseguito a fare pubblicità sulle due grandi emittenti della tv generalista, versando nelle loro tasche tanti soldi. Per tutta questa serie di motivi, dunque, all’esplodere dello scandalo Calciopoli neanche il Cavalier Berlusconi ha potuto muovere un dito (pur essendo molto intimo con il Moggi, al punto da ospitarlo a Palazzo Madama) anche perché è stato fatto scoppiare ad arte appena ha perso le elezioni (le intercettazioni pronte da Settembre, in quanto relative al Campionato precedente sono state messe in circolazione a Maggio). Moggi, obiettivo numero uno per i continui attacchi all’Inter (controllato dal Provera tramite Pirelli) è stato messo alla berlina e per la Juve c’è stata la retrocessione in Serie B e per l’Inter l’assegnazione di uno scudetto a tavolino e soprattutto la costituzione di un potere in grado di ricattare chiunque.
La 7, Ricatti, Telecom, Tronchetti Provera Marco Friday, June 08, 2007 8 commenti
5 motivi per cui l'Inter può confermarsi Campione d'Italia
1)I nerazzurri possono vantare su una rosa talmente folta da poter schierare 3 squadre competitive, a prescindere dalle assenze. Neanche un maestro come Moratti può depauperare in un solo anno un tale patrimonio
2)Il Milan. Per bocca dell'Amministratore delegato Galliani, anche il prossimo anno lo scudetto non sarà l'obiettivo principale dei rossoneri che preferiscono concentrarsi su trofei più ambiti come Coppa del Mondo per Club, Supercoppa Europea e Champions League.
3)La Juve. Sebbene l'arrivo di Ranieri sia stato accolto con entusiasmo da tutto l'ambiente, la rosa non è ancora competitiva. Servirebbero 3-4 acquisti di livello e nessuna cessione importante, ma lo stesso Ranieri ha sposato il progetto della società di tornare ad alti livelli entro 5 anni
4)La Roma. I giallorossi vicecampioni d'Italia hanno lo stesso problema della Juve, rosa non competitiva per un torneo di 38 partite, a cui non può sopperire la bravura di Spalletti nel gestire quei pochi uomini che ha. Il tetto degli ingaggi condiviso da società e allenatore, non permette sogni di gloria, anzi.
5)La Telecom. L'Inter è gestita dalla Telecom che dopo aver fatto esplodere lo scandalo Calciopoli a proprio piacimento, ha anche scoperto il gusto della vittoria dopo anni di buio. Difficilmente un potere del genere abbandonerà la posizione di vertice raggiunta con questi mezzucci. Almeno fino a che non scoppierà uno Scandalo Telecom.
Campioni d'Italia, Inter Marco 4 commenti
Vai Danilo!
Danilo Di Luca vince il 90° Giro d'Italia. Il corridore di Sporteto (PE) entra così nella storia per essere il ciclista italiano più meridionale ad aver vinto la corsa rosa. Il precedente primato apparteneva infatti al toscano Chioccioli, vincitore nel 1990. Di Luca, che ha dominato il Giro dalla prima all'ultima tappa, è riuscito ad aver la meglio sugli avversari che uno dopo l'altro non sono riuscito a metterlo mai in vera crisi, neanche sul tremendo Monte Zoncolan. Dopo il Camoscio d'oro Vito Taccone, l'Abruzzo può finalmente celebrare un altro campionissimo del ciclismo.
Doping
Anche se la prescrizione lo ha estinto, il reato e' stato commesso: dal 1994 al 1998 i calciatori della Juventus furono oggetto di una somministrazione illecita di farmaci. Era stato posto in essere un 'disegno criminoso' volto all'alterazione del risultato sportivo attraverso il reato di frode.Le motivazioni della sentenza n. 21324/2007 della Corte di Cassazione, depositate oggi, con la quale lo scorso 29 marzo la II Sezione Penale aveva dichiarato la prescrizione del reato di frode sportiva nei confronti dell'ex amministratore delegato della Juventus Antonio Giraudo e del medico sociale bianconero Riccardo Agricola chiudono definitivamente la vicenda. E lasciano un retrogusto dolceamaro in vincitori e vinti: i dirigenti juventini non possono piu' invocare la non sussistenza del fatto; i grandi accusatori vedono sostanzialmente confermato l'impianto dell' accusa ma non colgono i frutti sperati perchè‚ il tempo utile e' gia' trascorso.La Corte d'Appello di Torino, nel dicembre 2005, aveva assolto i due dirigenti juventini. In primo grado, invece, il Tribunale di Torino, nel novembre 2004, aveva condannato il solo Agricola a un anno e dieci mesi per frode sportiva.Nella sentenza della Cassazione viene ripreso l'orientamento espresso dalle sezioni unite della Suprema Corte, in base al quale sarebbe da considerare truffa sportiva, utilizzando le norme sul calcioscommesse del 1989, il dopaggio dei calciatori anche prima del varo della specifica disciplina antidoping emanata solo nel 2000. Da qui i giudici sono partiti per affermare ''che continua a costituire reato la somministrazione delle sostanze dopanti anche dopo la nuova legge, alcune sostanze infatti sono espressamente comprese negli elenchi del decreto e le altre rientrerebbero nel decreto in quanto affini''.Era questo il punto di vista sostenuto dal ricorso di Caselli e Guariniello e sposato - nella sua requisitoria - dal sostituto procuratore generale della Cassazione, Vito Monetti, che aveva chiesto un processo d'appello bis; ma i calcoli sui tempi di prescrizione non lo hanno consentito.Anche gli atleti non escono molto bene dalla vicenda: se infatti la Cassazione ha ribadito che chi somministra ai partecipanti alla competizione sportiva sostanze atte ad alterarne la prestazione ''mira fraudolentemente a menomare o a esaltare le capacita' atletiche dei giocatori'', questi ''non possono essere considerati semplici vittime, in quanto una rigorosa interpretazione della norma non consente di escludere a priori la punibilita' nei loro confronti''. Questo anche perche' ''il bene presidiato non puo' essere esclusivamente la tutela della salute dello sportivo, ma anche la regolarita' delle competizioni, posta in pericolo dalla sleale alterazione chimica della propria capacita' di prestazione''.
Agricola, Doping, Guariniello, Juve Marco 3 commenti
L'Italia s'è desta
Finalmente dopo anni di buio calcistico, l'Italia torna a farla da padrone sul resto del mondo. Merito soprattutto dei tecnici italiani che stanno impartendo lezioni di calcio in ogni angolo del globo ai loro smarriti colleghi. Ad aprire le danze è stato Marcello Lippi, regalandoci la splendida vittoria ai Mondiali dopo aver annichillito sciamani del calcio come Hiddink e Domenech o emergenti come il padrone di casa Klinsmann. La vittoria iridata ha ridato grande fiato alle squadre ed ai tecnici italiani persino a quelli emigrati. E così il buon vecchio Trapattoni ha strapazzato le avversarie, dominando dall'inizio alla fine il campionato austriaco e il sempreverde Capello sta tenendo a galla un Real Madrid a cui neanche gli ultras più affezionati davano più credito dopo l'eliminazione della Champions, rischiando di regalare uno storico bis sulla panchina blanca. E come non parlare di Carletto Ancelotti alla terza finale di Champions League in cinque anni? Proprio nell'anno più difficile, in cui gli otto punti di penalizzazione avevano reso la Coppa dalle grandi orecchie l'unico mezzo per salvare una panchina che in molti non vedevano più sua già da dopo Natale. A malincuore complimenti anche a Roberto Mancini, non tanto per la vittoria dello scudetto più scontato ed inutile della storia, ma per come è arrivato al traguardo. Record di punti (94 a una giornata dal termine) e di vittorie (17 consecutive, anche se l'unica sconfitta che avrebbe interrotto la serie a 13 gliel'hanno posticipata ad Aprile). Anche Luciano Spalletti ha fatto il suo riportando una Coppa Italia a Roma dopo 16 anni e ai quarti di Champios dopo 23. Certo ne è uscito nel modo peggiore, però il suo calcio a detta di molti è uno dei migliori. Ed infine vorrei sottolineare le imprese di Mazzarri, Cagni e Ranieri. Molti di questi tecnici stanno ancora combattendo per i loro traguardi (vedi Capello, Ancelotti e Mazzarri) ma a prescindere dal risultato hanno comunque dimostrato la loro sapienza tattica che non può essere messa in discussione dal risultato di una gara
Ancelotti, Capello, Lippi, Mancini, Spalletti, Tecnici italiani, Trapattoni Marco Tuesday, May 22, 2007 5 commenti
Omaggio all'Ungheria
Anno 1956 i carrarmati sovietici entrano in Budapest e reprimono con il sangue la rivolta ungherese, umiliando un intero popolo che ancora oggi prova rancore per quel sanguinoso atto. Ma c'è un episodio che in pochi sanno che ridiede potere all'orgoglio ungherese e che è passato alla storia dello sport.
Ervin Zador entrò negli spogliatoi prima di quanto si aspettasse. Era stanco e arrabbiato per il colpo subito dall’avversario, il suo zigomo era gonfio e il sangue copiosamente gli scendeva lungo il volto.
Ervin Zador non era un pugile che aveva subito un KO, così come qualcuno potrebbe pensare, ma un pallanuotista che aveva appena giocato una partita leggendaria (nonché la partita più violenta mai giocata a livello ufficiale).
Anno 1956, Olimpiadi di Melbourne. Il destino beffardo mette di fronte nella semifinale di pallanuoto URSS contro Ungheria. Erano passati solo pochi mesi dalla tragedia e ne uscì fuori qualcosa di epico. Sin da subito il gioco in piscina si mostrò duro con colpi proibiti sopra e sotto l’acqua, finché Ervin Zador fu colpito al volto da un russo e costretto ad uscire. Gli animi si surriscaldarono ancora di più, in acqua (con sopraccigli spaccati) e sugli spalti, tanto da indurre l’arbitro a decretare la fine del match prima dello scadere. Il pubblico inferocito diede vita ad una gigantesca rissa, i Russi uscirono scortati dalla polizia.
Il risultato finale fu Ungheria 4 – URSS 0.
Il match entrò nella leggenda, e ricordato come “la partita in cui l’acqua si tinse di rosso” (sangue). Le Olimpiadi furono vinte dall’Ungheria e i suoi giocatori divennero eroi. Alcuni di loro non rientrarono più in patria, l’Ungheria “normalizzata” non poteva permettersi di accoglierli. Eroi condannati alla clandestinità.
Ervin Zador, Olimpiadi di Melbourne 1956, semifinale di pallanuoto, Ungheria-URSS Marco Wednesday, May 16, 2007 5 commenti
Senza parole
Clamorosa rivelazione di un ex dirigente juventino, Maurizio Capobianco, al giornale "La Repubblica". Ecco l'intervista
"Solo agli inizi del 2005 sono venuto a conoscenza di almeno quattro casi in cui la Juve ha fatto arrivare beni di ingente valore a due arbitri italiani, a un esponente della Figc, e a uno della Covisoc".Beni di ingente valore? "Beni facilmente monetizzabili che venivano consegnati per il tramite di società terze a soggetti terzi. Terzi legati agli arbitri da rapporti di parentela".Si tratta di affermazioni pesanti, se ne rende conto? "Sono tutte cose che, all'occorrenza, posso dimostrare".A quando risalgono i casi in questione? "Risalgono agli inizi della gestione Giraudo-Moggi nell'anno '95".Chi sono questi arbitri? "Questo non ho intenzione di dirlo, al momento".Quanto ingenti erano questi beni monetizzabili? "20-25 milioni di lire, per ogni "gratificazione"".Dalle intercettazioni è emerso che Bergamo e Pairetto erano in ottimi rapporti con la Juve. "Bergamo non so, Pairetto era di casa alla Juve".Quei "beni" erano destinati a loro? "Non ho intenzione di dire di più, ora. La mia intenzione è solo quella di dare un contributo di verità a tutta questa storia. Però per quanto riguarda Pairetto una cosa le posso dire: nel 2000 proprio lui tirò fuori la storia dei Rolex della Roma. Beh: pochi mesi prima, nell'ottobre del 1999, ricevette dalla Juve una moto che, in seguito, non mi pare si sia premurato di restituire".Perché si è deciso a raccontare queste cose proprio adesso? "Perché prima di Calciopoli quello che vedevo erano i frammenti di una vicenda che ha acquistato senso compiuto solamente dopo. Solo ora mi rendo conto di come hanno rovinato una società con una storia di oltre cento anni, con la complicità di arbitri, giornalisti, e istituzioni. Sulla questione giornalisti la Juve aveva consulenze molto ricche con società vicine ad alcuni di loro. Almeno in un caso, a inizio stagione si stipulava un contratto per studiare dei progetti di comunicazione. Poi a giugno, se la Juve aveva vinto lo scudetto, la società decideva di realizzare quei progetti e pagava il premio alla società di comodo: i progetti, ovviamente, non vedevano mai la luce".Un premio scudetto ai giornalisti. E sulla società Juve le inchieste hanno raccontato tutto? "Quasi. Della Semana srl, la società voluta fortemente nel luglio 2003 da Giraudo e partecipata dalla Juve per il 30 per cento, si è parlato poco. Attraverso la Semana, Moggi e Giraudo, in violazione della legge Pisanu, finanziavano indirettamente le curve. Nei bilanci ci sono fatture da decine di migliaia di euro a gara per l'acquisto di coreografie, striscioni e quant'altro. Che mi risulti Semana è sempre operativa, Giraudo ha ancora il 2 per cento della Juve e questo fa di lui uno degli maggiori azionisti bianconeri. C'è ancora Bettega, è consulente: io me lo ricordo Bettega in società, partecipava a tutte le riunioni con Moggi e Giraudo. Oggi decide tutto Secco (Alessio, direttore sportivo, ndr) che in passato non ha mai mosso un dito senza il consenso di Moggi. Il direttore del personale Sorbone è lo stesso. Renato Opezzi (ad di Semana e procuratore della Juventus, ndr), è da sempre il braccio destro di Giraudo. Il direttore finanziario Michele Bergero e il direttore marketing Fassone (ex guardalinee Aia, ndr) sono sempre lì. La nuova Juve di Cobolli, la chiamano... Ma se si sono tenuti persino Bertolini".Bertolini, quello che andava in Svizzera a comprare le sim per Moggi? "Sì. È ancora lì. Fa l'osservatore ufficiale con tanto di presentazione nell'ottobre 2006 sul sito internet Juventus. Ma dico: è implicato con uno degli scandali peggiori della storia del nostro calcio e noi ce lo teniamo..."Parliamo o delle complicità. Fabiani, il ds del Messina che tirava le fila del mondo arbitrale insieme a Moggi, l'ha mai visto? "Era di casa anche lui. Era così in confidenza con Moggi che all'inizio pensavo fossero parenti. Quando arrivava a Torino si prendeva gli uffici del settore giovanile e quelli diventavano i suoi uffici anche per giorni. La Juventus gli ha addirittura regalato una macchina".Le istituzioni. "Moggi e Giraudo in Figc facevano quello che volevano. Io rimasi molto colpito da come venne coperto un caso di positività alla cannabis di un giocatore. Lo scoprì l'Uefa, '97. Lo comunicò alla Figc e finì tutto lì".
Intervista alla Repubblica, Maurizio Capobianco Marco Saturday, May 12, 2007 4 commenti
Nani volanti
Si chiama "dwarf throwing", lancio del nano. Qualcuno sostiene che si tratti di una vera e propria disciplina sportiva, altri ritengono che non si possa parlare che di inaudita barbarie. Sta di fatto che si tratta di una pratica piuttosto diffusa. Le regole del gioco sono semplici: tocca munirsi di grandi materassini di gomma, di un arbitro che misuri la lunghezza del lancio e naturalmente è necessario avere con sé qualcuno da gettare in aria. Un uomo o una donna di bassa statura si devono offrire volontari e devono bardarsi con armature paracolpi, caschi per proteggere la testa soprattutto. La tuta protettiva indossata è inoltre dotata di due maniglie, poste all'altezza dei fianchi. I concorrenti devono impugnare i nani dalle apposite prese e lanciarli il più lontano possibile. Accanto ai materassini si posizionano, per sicurezza, coloro che non sono in gara in quel momento, per evitare che a causa di un lancio mal riuscito qualcuno possa finire a terra.Il curioso gioco pare si stato inventato qualche decennio fa in Australia da lì si è diffuso un po' ovunque: in Canada, in Inghilterra, in Francia... E proprio a Windsor (Canada) al confine con lo stato di New York, si è tenuto a metà giugno il consueto campionato di questa specialità, questa volta tra roventi polemiche. Il ministro della Pubblica Sicurezza dell'Ontario, Bob Runciman, ha condannato il concorso e chiesto di cancellare la serata e ha aggiunto che già altrove, in Florida e in Francia per esempio, sono state approvate leggi che mettono al bando il lancio del nano. Il deputato Sandra Pupatello, numero due del partito Liberale all'opposizione, ha proposto un disegno di legge per bandire questa pratica dallo Stato dell'Ontario e chiesto al parlamento un'approvazione immediata. Il partito conservatore, attualmente al governo, ha tuttavia nicchiato, sostenendo di aver bisogno di tempo per valutare tutte le eventuali conseguenze. Il disegno di legge proposto prevede multe fino a 5mila dollari e sei mesi di reclusione per chiunque sia coinvolto nella pratica, nano, arbitro o lanciatore.Ma i diretti interessati che cosa ne pensano? Alto quattro piedi, poco più di un metro e venti, Tripod è il protagonista del campionato in Ontario: «Adoro questa disciplina, mi sento benissimo» dichiara dopo un'ora dall'inizio della gara, con in tutto 7 lanci sulla schiena e ancora 13 partecipanti in attesa. In Francia, invece, nel 2002 un decreto ha proibito di praticare questo "sport" e uno dei nani protagonisti della scena francese ha denunciato l'Eliseo per il provvedimento che lo ha privato del posto di lavoro. Il caso è finito addirittura sul tavolo della commissione Diritti Umani delle Nazioni Unite. Inutile dire che Ginevra ha risposto picche e lui ha dovuto trovare un'altra occupazione.
dwarf throwing, Lancio del nano Marco Thursday, May 10, 2007 2 commenti
Historia magistra est
Oltre ad essere svilita dai ben noti motivi, la vittoria dell’Inter s’inserisce nel contesto delle eccezioni anche per una ragione “storica”. Come la tradizione insegna, infatti, i campionati giocati nell’anno dopo i Mondiali o dopo una vittoria della nazionale italiana, hanno visto spesso come protagoniste squadre di medio-alta classifica, facendo sorgere il dibattito sullo stress provocato da queste grandi competizioni ai calciatori delle big che in queste occasioni hanno più volte arrancato. Ma veniamo ai fatti:
Campionato 1968-69, l’Italia ha appena vinto il suo primo Europeo e nella stagione successiva a trionfare è la Fiorentina, al suo secondo scudetto della storia dopo 13 anni di attesa. Secondo arriva al Cagliari, fino ad allora mai così in alto nella sua storia.
Campionato 1970-71, l’Italia è reduce dal secondo posto dei Mondiali in Messico. Lo scudetto viene vinto dall’Inter che per ripetersi dovrà attendere altri 9 anni
Campionato 1978-79, l’Italia gioca un gran Mondiale in terra argentina, lo scudetto è vinto dal Milan. Fin qui nulla di strano. Ma sapete chi arriva secondo? Il Perugia, e senza perdere neanche una partita. Quantomeno curioso.
Campionato 1982-83: l’Italia vince in Spagna il suo terzo Mondiale con una fantastica cavalcata. Il campionato è vinto dalla Roma, che per la seconda volta nella storia, dopo un’attesa lunga 41 anni si cuce il triangolino tricolore sul petto.
Campionato 1984-85: è l’anno degli Europei, l’Italia non li gioca perché non si qualifica. A trionfare è il Verona, al suo unico acuto della storia.
Campionato 1986-87: l’Italia esce agli Ottavi con la Francia nel secondo Mondiale Messicano. Lo scudetto è vinto dal Napoli, è il suo primo trionfo.
Campionato 1988-89: l’Italia esce in Semifinale con la Russia nell’Europeo in Germania. Chi vince in Italia? L’Inter, dopo altri 9 anni di attesa.
Campionato 1990-91: è l’anno delle notti magiche e dell’Italia di Schillaci che regala sogni ad un’intera nazione. Nella stagione successiva trionfa addirittura la Sampdoria, mai prima nella sua storia.
Campionato 1994-95: l’Italia è reduce dalla beffa ai rigori di Pasadena. Il tricolore va alla Juve dopo 9 lunghi anni, una delle attese più lunghe della sua storia. E’la prima Juve di Lippi e Del Piero. E Moggi.
Campionato 2006-07: l’Italia vince la sua quarta stella in Germania. Dopo 18 anni lo scudetto è vinto dall’Inter.
Come avete notato l’Inter, che negli ultimi 40 anni ha vinto 4 scudetti, ben 3 li ha conquistati in queste condizioni quantomeno anomale. Dunque, Mancini può tranquillamente togliersi gli assorbenti perché un ciclo non l’ha ancora mai avuto. Almeno fino all’anno prossimo.
Inter, Scudetto, Storia dei campionati, Vittorie nell'anno dei Mondiali Marco Wednesday, May 09, 2007 3 commenti